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Sport invernali... reloaded
« il: 19 Gennaio 2016, 14:43:41 »
Approfitto dell'imminente raduno sulla neve per ripescare il mio vecchio amore e sfrantecarvi le pelotas con le storie di sci. Lo faccio perché vorrei presentarvi un giornalista che adoro, perché ogni sua parola trasuda emozione, passione, sensibilità, amore verso un mondo e verso valori che, forse, saranno anche «di una volta» e poco moderni ma anche, a mio personalissimo avviso, preziosi. Si tratta di Carlo Gobbo, ex commentatore dello sci alpino per la RAI e da qualche anno curatore di una rubrica su Fantaski.It.

Proprio da tale rubrica vi cito qualche chicca, a cominciare dall'ultimo pezzo sulla trasferta di Wengen:

Cita
Wengen, La culla dello sci

"Un saluto cordiale da Wengen, siamo nell'Oberland bernese, dove la storia dello sci si fonde con le pagine di un alpinismo eroico!" Spesso iniziavo così il racconto delle gare del Lauberhorn e questa volta vorrei scrivere qualcosa sulle mie prime volte qui!
 
Dopo aver costeggiato il lago di Thun e di Brienz, che bagnano Interlaken, la strada sale verso Lauterbrunnen, un paesone di oltre 3000 anime, dove bisogna lasciare la macchina e prendere il trenino a cremagliera che porta a Wengen. Si può sostare un paio di minuti in stazione per scaricare i bagagli, poi si guida verso un parcheggio diventato sempre più grande nel tempo. C'è una navetta per il ritorno ma fai volentieri un chilometro a piedi e ti immedesimi in quei viaggiatori inglesi che, nell'800, furono tra i primi turisti ad ammirare questo spettacolo.

Se presenti l'accredito non devi neppure fare il biglietto e per una ventina di minuti resti incollato al finestrino ammirando un ambiente fantastico. La piccola stazione di Wengen brulica di gente, sciatori, turisti e tifosi ed il vociare ti riscalda e ti fa sentire parte della rappresentazione. Non ci sono macchine, solo qualche piccolo mezzo che serve per trasportare valigie e sci negli alberghi più importanti.

L'Italia è sempre andata all'Hotel Falken dove anch'io, su suggerimento del mitico Robert Brunner, ero solito prenotare. Poche centinaia di metri a piedi...ma con i bagagli...in salita...beh! da fiatone! Il Falken fu uno dei primi hotel costruiti a Wengen, il proprietario Andrea Cova mi raccontava ogni volta storie deliziose. Oggi l'hotel è rinnovato e la storia del passato è affidata alle foto appese alle pareti e al pianoforte dove, la sera, generose bevute di birra accompagnavano i canti di Brunner, Much Mair, Adriano Iliffe, Marco Schiantarelli e Alberto Ghidoni! Io facevo sempre un salto nella ski room per vedere all'opera Leo Mussi e compagni. Quante informazioni preziose!
 
La via principale di Wengen si sviluppa sulla sinistra. A destra invece si scende per andare all'arrivo, una bella camminata con continui saliscendi, di quasi due chilometri. Sempre fatta a piedi...con grande piacere! Nella piccola piazzetta del paese un palco per i sorteggi pubblici e, in settimana,  poche bancarelle. Nel fine settimana invece il delirio, totale!

Una delle prime vetrine che mi incuriosirono furono quelle del negozio di Karl Molitor, la leggenda del Lauberhorn. Negli anni ‘30 c’era un calzolaio, poi le undici vittorie (nelle diverse specialità) sul Lauberhorn permisero a Karl di ingrandire l’attività, oggi è un negozio di classe. Karl è morto due anni fa ma, grazie ad Andrea Cova, trascorsi una serata in sua compagnia...tanti suoi ricordi li raccontai ai microfoni.
“Ho vinto la prima volta nel 1939 con 9 secondi di vantaggio sul secondo. La pista era un’altra cosa...e la neve era quella che cadeva dal cielo...in curva non era poi così facile frenare! Il salto dell’Hundschopf era più alto di quasi due metri ed i curvoni che precedono il ponte della Wassertation non erano così larghi. Non parliamo poi dell’arrivo, perchè c’era solo una fila di balle di paglia che ti impediva di finire sulla pietraia del vicino ruscello! Si cadeva...ma non ci si faceva poi così male!"  Io pensavo al povero Gernot Reindstadler che nel 1991, durante le prove, cadde all’arrivo, finendo sulle reti, e morì! Anche Ghedina rischiò di spezzarsi la schiena contro un palo che reggeva i sacconi all’arrivo...con le gambe in fiamme non riuscì a fermarsi e si infilò a tutta velocità sotto le protezioni. Che paura! Una sera Molitor raccontò la storia della Minsch Kante...

“ Jos era un discesista eccentrico e senza paura, spericolato . Tanti risultati importanti e troppe cadute , la più seria nel 1965 proprio nel curvone che ora prende il suo nome . All’Hundschopf si arrivava più diritti e lui non seppe controllare la velocità. Una caduta terribile...con numerose fratture, bacino compreso." Joseph Minsch guarì e tornò a sciare e nel 1969 conquistò a Cortina la sua unica vittoria. Si narra che fosse un gran fumatore, come Zeno Colò, e che spesso infilasse sotto il caschetto la sigaretta prima di partire e la rimettesse tra le labbra all’arrivo!

A Wengen i discesisti canadesi e statunitensi giocano sempre ad hockey e non sono affatto partite amichevoli...Erik Guay ha una bella cicatrice sotto il mento a perenne ricordo. Il fascino di un passato aristocratico ritorna sul ghiaccio al mattino con le interminabili partite di curling tra gentiluomini ed eleganti signore di seducente nobiltà.
Tappa obbligata era il saluto a Bepi Zolla, straordinario uomo di sci la cui importanza è consegnata alla storia, legato a questo angolo di mondo da affetti famigliari. Un uomo elegante, intelligente e sapiente, un signore d’altri tempi.

Impossibile non fare un giro con il trenino nella pancia dell’Eiger. Si sale fino alla stazioncina di Kleine Scheidegg (dove arrivano i trenini da Grindelwald), poi si cambiano i vagoncini. La visione dell’Eiger, del Monch e della Jungfrau è da “senza fiato“. La leggenda narra che l’Eiger (...l’Orco...) facesse una corte spietata alla Jungfrau (...una donzella vergine...) e per impedire tutto ciò il Monch (...il monaco...) si alzò di quel tanto da impedire che i due potessero vedersi.

Usciti dal trenino si ammira il ghiacciaio dell’Aletsch, il più grande d’Europa, il cui bacino del Konkordiaplatz ha trasmesso il toponimo anche all’enorme ghiacciaio Concordia che si trova ai piedi del K2, in Karakorum.
Un tempo la ricognizione della discesa era uno spettacolo, offerto da quattro grandi discesisti del passato che scendevano assieme, con le telecamere. Daniel Mahrer, Franz Heinzer, Karl Alpiger, William Besse. Sono sicuro che molti di voi si ricordano quelle soggettive!

Non invidiate i telecronisti! La postazione era così piccola che, davanti al mini monitor, c’era posto solo per una persona e mezza, per cui a turno Paolo de Chiesa ed io mettevano il seggiolino nel corridoio! L’ultima immagine esaltante...? La quinta vittoria consecutiva di Giorgio Rocca in slalom, sul podio con il tricolore ed il figlioletto in braccio, la moglie Tania accanto! Già, l’ultima vittoria di Giorgione...[/i]

Vi propongo anche il suo commento al grande ritorno del norvegese Svindal nel 2008, dopo che l'anno prima, durante le prove della discesa di Beaver Creek (sulla mitica pista «Birds of Prey»: Uccelli da preda), aveva fatto uno schianto pazzesco che lo aveva costretto fermo per una stagione intera. L'anno dopo si ripresentò e vinse due gare consecutive nella stessa pista dove aveva fatto quel volo incredibile, sputando in faccia alla paura e alla sfortuna:

Cita
Sulle piste di Beaver Creek dove il grande Bernard Russi seppe disegnare paurosi vortici per i mondiali del 1999 è tornato a volare Aksel Lund Svindal ed il sicuro planare tra le insidie dei labirinti ha avuto ragione degli uccelli da preda, intimoriti, confusi dalla bellezza dei suoi movimenti! Già, il tempo pare essersi fermato per questo vikingo gentile...forse un gesto di pietà da parte degli "dei" dei suoi antenati che hanno voluto ridare un pò di calore al cuore di un ragazzo cresciuto troppo presto all'ombra del dolore. La caduta aveva interrotto in modo troppo severo, quasi cattivo, la sua gioia di sciare, imprigionandone le ali, fermando i sogni. Il corpo era stato ferito, non la sua fierezza, non il suo orgoglio, non la sua fede. Quella che lo aveva aiutato a diventare grande dopo che, all'età di otto anni, la sua mammina, Ine, era salita in Cielo, lasciandolo solo con papà ed i nonni, a Kjeller, ad una ventina di kilometri da Oslo. Non conta nulla essere "gente del nord", appartenere a popoli distanti dalla capacità di commuoversi di noi mediterranei...a otto anni un bimbo "cresce subito" nel vedere la sua adorata mamma soffrire per molti mesi e poi morire! Questo fu l'ingresso di Aksel nel mondo degli adulti e se ascoltate le sue interviste, se lo osservate nelle immagini, potete accorgerVi della pacatezza di ogni sua parola, del controllo assoluto di ogni gesto, del rispetto per tutti. Il suo ritorno al successo è stato accolto da tutti con una straordinaria umanità, un riscatto immenso dello sport che, per un momento ha lasciato da parte ipocrisie e falsi idoli, celebrando con affetto la genuina felicità di Aksel. Era già accaduto, anni fa, quando Hermann Maier si era imposto nel supergigante di Kitz, al rientro dopo il terribile incidente in motocicletta. Allora nevicava e la Streif si era inchinata alle lacrime dell'eroico ragazzone di Flachau...

E per chiudere, vi lascio con le letterine di Natale che ogni anno rivolge a Gesù Bambino:

Cita
Caro Gesù Bambino,
credo di essere rimasto uno dei pochi che ancora Ti scrivono per raccontarti e chiederti qualcosa. Ma io credo ancora in te, mi serve per ritornare o forse per restare un po’ bambino. Certo che non ci sono più i bambini, quelli ruspanti di una volta, che se facevano la pipì e la popò senza il pannolino, se la potevano godere per un momento...o due! che se si lasciavano soli potevano mangiare un po’ di terra, rotolarsi nello sporco, asciugarsi il nasino con la manica, picchiarsi con l'amichetto, urlare e piangere senza una lacrima, prendersi qualche sano schiaffone da papà e mamma e non denunciarli! che d'inverno in strada sulla neve scivolavano e scivolavano sino a formare piccole piste di ghiaccio su cui lanciarsi, restando poi a guardare i passanti che passavano sopra e cadevano...! Poi andavano a scuola e diventavano grandi , uomini e donne, come quelli che adesso sciano in quel Circo che chiamano Bianco. Ti ringrazio Gesù Bambino perché hai già fatto un bel regalo a Werner Heel, dandogli quel "riposo" mentale che gli ha permesso di vincere in Gardena. Pensa, lui credeva di andare piano ed invece era proprio quella la carta vincente! Hai dato una mano anche a Giorgio Rocca, vero? Potrà raccontarlo ai suoi tre bimbi (uno è piccolo come te!) In Alta Badia ha sciato come se stesse seguendo una luce...! Ti ringrazio anche da parte di Patrick Thaler, un momento così bello davanti alla sua gente se lo meritava! Ricordi la paura che provammo quando cadde nel bosco a Sesto Pusteria! Ha un bel sorriso, non ti sembra? Dai, facciamolo diventare più splendente! Anche Razzoli è bravo, ma "esce" troppo spesso! Non sarà per il 47 di piede che porta? Ci pensi tu, per favore, ne abbiamo bisogno. Già! Puoi fare qualcosa per i gigantisti...due anni fa era la squadra più forte al mondo ed ora mi sembrano spaesati, un po' sperduti...Hai ragione...Schieppati doveva essere fermato prima di Whistler, ma sai com'è Alberto. Freme come un puledro...Ma gli altri? Guarda che se vuoi lì con te c'è un caro amico, Severino Bottero, puoi consigliarti con lui...Come dici...scusa...! Manfred Moelgg due anni fa aveva iniziato peggio, dopo aver cambiato scarponi (da Lange a Fischer ), salvo salire poi sul podio a Kitz, ai mondiali di Are, a Krani! Hai ragione tu (come sempre) però mandagli un po' di calore speciale nel cuore. Lui e sua sorella Manuela sono tuoi grandi tifosi e ti vogliono un sacco di bene. Ne sono sicuro. Anche Nadia Fanchini ti custodisce in un angolo del suo cuoricino e ti parla spesso. Lo sai vero? L'hai seguita tanto quest'anno, grazie. Se ti riesce, ce la fai ad aiutarla a ritrovare i suoi scarponi...sono importantissimi. Ci credi che il risultato di una gara dipende per più del 50 per cento dallo scarpone? Lo so, ai tuoi tempi non c'erano, poi, dove sei nato tu, neanche ad immaginarle scarpe così! Hai visto quanto è solare la giovane Lara Gut. E' proprio brava sugli sci sai ? Suo padre si chiama Pauli, (Paolo è un nome che tu conosci bene, vero?) ed è il capo della squadra che la allena...Chissà se lo aiuti a far sì che Lara cresca serena, senza pensare solo allo sci ma dedicando il giusto tempo anche alla sua gioventù. Te lo chiedo perché ho visto troppi genitori "sbagliare" con i loro ragazzi. Dimenticavo, caro Gesù Bambino, di ringraziarti per aver ridato il sorriso (quello vero) a Lucia Recchia e ad Aksel Lund Svindal,...qui hai fatto un mezzo miracolo! Lo so, avresti voluto fare di più anche per Mathias Lanzinger...!!! Ho quasi concluso...Aiuta un po’ Chiara Costazza, Elena Fanchini e Marlies Schild, hanno bisogno del tuo conforto. Ma guarda soprattutto i bambini che sono in giro per il mondo. Tu li conosci bene, quelli che muoiono di fame e di malattie, quelli costretti a fare la guerra, quelli che lanciano i sassi, quelli che sono sfruttati. Noi ci proviamo. Tu guidaci caro Gesù Bambino.

Basta così! Grazie per la pazienza  :)
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Re:Sport invernali... reloaded
« Risposta #1 il: 05 Dicembre 2016, 14:49:59 »
Non frega nulla a nessuno e nessuno mai leggerà questo post, ma non riesco a trattenermi dal farvi sapere che una partenza di stagione così entusiasmante per i colori azzurri non si vedeva da tempo, anzi forse non si è mai vista.

Dopo 5 gare maschili e 7 femminili l'Italia guida la classifica generale per nazioni con 1273 punti, 48 in più dell'imbattibile Austria e 144 sulla Svizzera ferma a 1129 (un recente articolo ha evidenziato che dal 1992/1993 l'Austria è SEMPRE stata davanti a tutti e l'Italia non è stata MAI neanche seconda).

Merito di una squadra capace, nonostante la concorrenza quasi imbattibile di fenomeni come Hirscher e Shiffrin, di cogliere il podio ad ogni gara (con l'eccezione del gigante maschile e, soprattutto, dello slalom femminile, dove purtroppo siamo messi piuttosto male) e di un gruppo di giovani campioni: l'adorabile Sofia Goggia che finalmente ha scacciato i fantasmi dei tanti infortuni che l'hanno tenuta in disparte per troppo tempo, la predestinata Marta Bassino che va già forte e deve ancora esplodere, la solare «Superchicca» Brignone che è partita un po' meno forte dell'anno scorso ma può ancora crescere ulteriormente, e fra i maschi il grande Dominik Paris che mi mangio il cappello se non arriverà a 20 vittorie, e per me potrebbe arrivare anche a 30 (che significherebbe essere fra i top 10 di tutti i tempi, mica scherzi) e i «veterani» Fill e Moelgg, aspettando Innerhofer, Gross e soprattutto Razzoli che per me può tornare più forte di prima. Alla faccia di quelli che «dopo Tomba non abbiamo avuto più nessuno», segnatevi questi nomi e iniziate a guardare qualche gara, oppure no, ché tanto dalla prossima andrà malissimo visto che ho scritto così  :silenced
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